Campiano n.12 - un bene confiscato alla mafia

Campiano n.12 - un bene confiscato alla mafia

Campiano 12: da bene confiscato a bene comune


Il 28 maggio in via di Campiano 12 a Rastignano è stata aperta al pubblico una nuova area verde sorta su un bene confiscato alla criminalità organizzata. Il nuovo spazio verde è nato a seguito della demolizione dell’abitazione di Gerardo Cuomo, persona legata alla criminalità organizzata e processata più volte per contrabbando. Il bene fu consegnato dall’agenzia del Demanio al Comune di Pianoro che, in un primo momento, ebbe l’idea di realizzarvi un asilo nido. Dalle prime verifiche però l’immobile risultò staticamente instabile. Da allora le ipotesi di riutilizzo si sono susseguite numerose, così come sono stati numerosi gli ostacoli che non ne hanno consentito la realizzazione. Quando Cuomo nel 2003 liberò l’immobile, i primi cenni di cedimento strutturale erano già evidenti e dalle prime stime si evinse che il consolidamento avrebbe richiesto risorse ingenti. Nonostante gli sforzi fatti dal Comune, nel 2004 il responso della perizia richiesta fu inequivocabile: l’immobile viene definitivamente dichiarato inagibile e l’unica soluzione risulta essere la demolizione dell’intera struttura. Dopo un lungo lavoro con i tecnici e con i privati cittadini che sarebbero stati coinvolti dalla demolizione, e grazie a un cofinanziamento ottenuto dalla Regione Emilia Romagna attraverso la legge regionale n.3 del 2011, si è finalmente delineata una nuova funzione per questo bene confiscato, al posto del quale è nato un nuovo spazio ad uso pubblico per la cittadinanza e il vicinato. Questo luogo porta in sé la missione di tramandare simbolicamente la storia e le vicende passate delle quali è stato spettatore e che lo hanno portato ad essere restituito alla collettività. Per questa ragione la nuova veste pensata per il giardino racchiude le tracce di ciò che è stato, trasformandolo da luogo privato, chiuso e abbandonato, in spazio aperto e accogliente, nonostante la “nudità” delle architetture che volutamente mostrano ancora le conseguenze della demolizione.

 

Un gruppo di giovani allievi dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, coordinati da Mili Romano, è intervenuto nell’area con progetti artistici contestuali alle memorie del luogo e proiettati verso la sua nuova identità, che hanno attivato un rapporto di partecipazione del vicinato e la collaborazione di una classe della scuola media V. Neri di Pianoro in collaborazione con la classe 2B, e hanno interagito con il progetto architettonico di Federica Terenzi contribuendo a dare un senso nuovo al luogo in trasformazione. L’area verde si offre alla cittadinanza e alle attività delle scuole come uno spazio “in progress”, di cui prendersi cura e da far proprio nel corso del tempo attraverso laboratori e nuovi interventi degli allievi dell’Accademia. Il “maltolto”, cioè il bene frutto del provento di attività illecite, dopo essere stato confiscato e trasformato viene oggi restituito alla cittadinanza. Si tratta di un nuovo spazio pubblico, che veicola un forte messaggio di legalità, un simbolo dell’alto valore che Pianoro e i suoi cittadini attribuiscono al bene comune e alla sua cura nella speranza che il bene confiscato, tornato ad essere “comune”, possa rivelarsi al tempo stesso causa e sintomo della consapevole presa di posizione da parte della cittadinanza nei confronti del fenomeno mafioso, nonché simbolo del presidio del territorio messo in atto dalla stessa a favore della salvaguardia della legalità.

 

Nicola Amato e Paolo Migliazza hanno realizzato un’installazione “scultorea” in cui piccoli “pilastri”, simbolo dell’abitare, diventano moduli effusivi e luminosi nel paesaggio; Luca Bernardello, con Luogo in 0,5m3, ha scelto invece un materiale trasparente come il vetro che, inglobando le polveri e i detriti della vecchia costruzione e facendoli diventare nuovi manufatti, restituisse le tracce della memoria del luogo riattualizzate catarticamente da sguardi nuovi proiettati al futuro; Agata Torelli, in La mia casa sarà utilizza "impropriamente" delle lastre di zinco incise, che divenute panchine ci restituiscono frammenti della memoria dell’area un tempo abitata, rivissuta attraverso le fasi temporali della confisca e dell’abbattimento, degli sguardi e delle parole dei bambini, dei sopralluoghi pensosi degli artisti; nell'installazione Tracce di meraviglia di Giuditta Gentile, Bianca Schick, Ilaria Minelli le crepe sulle pareti residue dell'area diventano pause vive attraverso l’inclusione di oggetti e frammenti che diventano quasi pagine di un diario quotidiano a più voci, risultato di un percorso partecipativo con gli abitanti della strada, che ha coinvolto e che ci auguriamo possa continuare a coinvolgere il vicinato di questa porzione di collina bolognese, area residenziale solitaria, immersa nel verde, dove non esiste, per consuetudine urbanistica, l’idea stessa di uno spazio comune in cui ritrovarsi. In Tre punti e a capo di Matteo Salis, una linea di luce, come essenziale segno minimale, romperà il buio fondo della notte. La performance di Angela Grigolato l'ha vista piantare, all’interno di un nido protettivo di elementi naturali tessuto dall’artista stessa, come in un "rituale di passaggio" e di trasformazione, due arbusti di passiflora in un’azione collettiva realizzata insieme al pubblico, che a sua volta aveva portato in dono delle piantine, al momento dell’inaugurazione del giardino.

 

"Get the Flash Player" "to see this gallery."

 

con il sostegno di: Comune di Pianoro, Regione Emilia-Romagna
in collaborazione con: Accademia di Belle Arti Bologna, Cuore di pietra Public Art