Proiezione sulla facciata, 28 Aprile 2005

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Mili Romano, Appunti Visivi. 28 aprile 2005. il giorno prima della demolizione di altre due palazzine, sulle facciate è stata proiettata una selezione dei primi materiali fotogafici e video raccolti: appunti visivi, la piazza del mercato, rapide immagini della quotidianità in quelle case, frammenti delle storie dei loro abitanti.

La proiezione è stata realizzata con il supporto tecnico e in collaborazione con NEONcampobase, BO-art ( Bologna,una rete per l’arte) e Orfeo Hotel.

RACCONTI

Io via Gramsci me la sogno ancora qualche volta la notte, ora che fra poco non resterà più niente, voglio lasciare scorrere i ricordi della mia infanzia, che la gente e i luoghi fra via Gramsci e via Matteotti hanno reso bella e spensierata, nonostante la perdita di mio papà quando avevo 4 anni. Abitavamo all'ultimo piano, mia mamma e io, nella porta di mezzo. C'erano dieci appartamenti, tre nel secondo e nel terzo piano e quattro nel piano rialzato. Vicino a noi abitavano l'Aurora con Arturo suo marito e i loro figli: Ruggero, Ottavio e Armando; poi nell'altro appartamento la Maria di Gelsomini, con sua figlia Mafalda.Al secondo piano la Maria di "Puppi", la zia Augusta con lo zio Ugo e Graziano loro figlio e la Jolanda con Gianni e la Sandra Morara. (...) A quei tempi si usava spesso bere il caffé insieme, la chiave era sempre attaccata all'uscio e anche l'arrivo del servizio di piatti vinto coi punti dell'Idrolitina era una buona occasione per bere un caffé insieme magari corretto col cognac, come piaceva alla mia nonna Gemma...( Sandra Sarti)

L'abitudine del nostro palazzo era che ad un certo punto, tutti su per la scala, radunati su un pianerottolo a fare una bella chiacchierata: dieci famiglie tutte per le scale, facevamo una bella chiacchierata e poi ognuno andava a casa sua. (Aurora Dall'Olio)

Tutti i primi meridionali che vennero su erano ad abitare in via Matteotti insieme ai tanti sfollati. E poi c'era un bar, il bar dell'Albertina, che era un bar osteria dove si andava a bere e a giocare a carte. (Sandra)

Quelle abitazioni sono invecchiate con i loro abitanti. Carlo abita lì dal 1946, l'anno dopo la fine della seconda guerra mondiale e aveva solo dodici anni: abitava a Pianoro Vecchio. Essendo uno dei paesi più bombardati del nord, la sua casa venne rasa al suolo come tutte le altre e divenne profugo a Bologna. Poi arrivò finalmente la pace e una nuova casa per lui a Pianoro Nuovo. (Eugenio E.)

Penso che non ci siano persone felici di lasciare le loro case per andare in altre, forse lì ci sono i ricordi della loro intera vita. Io, come loro, ho lasciato la mia casa dove sono nato, in Marocco, per venire qui. Avranno come me un po' di malinconia nel cuore. Lì magari si saranno sposati, avranno avuto dei figli o la morte di qualche loro parente. (Brahim A.)

Che belle camere c'erano! Grandi quattro per quattro. E ci abbiamo fatto dentro tanti lavori, tanti miglioramenti. La politica dovrebbe considerare che gli inquilini hanno sempre mantenuto queste case: ci hanno messo le stufe o il riscaldamento e migliorato i bagni. Dovrebbe essere una politica un po' più di pensiero...Io non so ancora dove andremo, quale palazzo cj è destinato. Il primo che fanno certamente no, è da scartare. Spero solo che non mi mettano di nuovo a piano terra. (Anna)

 

 

   

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